Tasse e falsa redistribuzione

Chi è ricco non ha paura delle tasse, o di demagogici salari minimi. Chi è ricco, ha paura dell’aumento del salario medio.

Mariano Belmonte

Per la rassegna #Consumati, un ragionamento birichino sulle tasse: una delle tre certezze della vita. Comunemente, la funzione delle tasse viene identificata soprattutto nella loro capacità redistributiva ma, in realtà, questa è solo una parte della loro ragion d’essere: infatti, fin dai tempi più antichi, le tasse sono servite a dare stabilità ad una determinata comunità che, solitamente stanziale in quanto agricola, poteva così sistematizzare i servizi pubblici e la difesa comune (quest’ultima, intesa come monopolio della violenza). Pertanto, più che la parola “tasse”, dovremmo usare l’espressione “tributi sociali” perché di quello si tratta: sono contributi che, volontari o meno, diamo per la nostra comunità. E servono a gestire1 cose, che diamo così per scontate, da non rendercene nemmeno conto: cose che permettono al ricco, di diventare tale (qualora non lo fosse già), e al povero di possedere almeno la dignità. Giusto per intenderci, mi riferisco a: infrastrutture (dai marciapiedi su cui camminiamo, fino all’acqua che scorre a litri nei nostri lavandini, ogni giorno); sanità e istruzione. Chiarito l’ovvio, la domanda è: ma davvero le tasse hanno il potere, da sole, di rubare ai ricchi per dare ai poveri?

Differenza tra tasse e imposte

Spesso questi due termini vengono confusi, impropriamente. Per spiegarne la differenza, parto dal concetto che li comprende entrambi: il tributo. La nozione2 di tributo è caratterizzata dalla ricorrenza di due elementi essenziali: da un lato, l’imposizione di un sacrificio economico individuale realizzata attraverso l’atto autoritativo di un ente impositore; dall’altro, la destinazione del gettito fiscale così generato, alla copertura delle spese pubbliche. Lo so… il linguaggio si è fatto un po’ complicato, ma per l’imposta e la tassa prometto di semplificare. In parole povere, entrambe sono somme di denaro che il contribuente versa allo Stato (mentre, una volta, le versava ai re, imperatori, ecc), o ad un altro ente impositore, e la differenza è che:

  • l’imposta va a finanziare le cosiddette “spese indivisibili” e cioè quella parte di spesa pubblica, che riguarda i beni indivisibili. Si tratta di quei beni, il cui valore non è frazionabile perché riguarda l’intera collettività (ad esempio, la manutenzione delle strade, l’illuminazione pubblica, la sanità pubblica, ecc) e, convenzionalmente, si dice che siano beni non collegati ad alcuna prestazione specifica da parte dell’ente. Infine, le imposte si dividono in dirette (cioè che colpiscono la capacità contributiva delle persone: irpef, ires, irap, ecc) e indirette (cioè che colpiscono la ricchezza, solo quando questa si manifesta: iva, ecc);
  • la tassa va a finanziare le cosiddette “spese divisibili” e cioè quella parte di spesa pubblica, che riguarda i beni divisibili. Si tratta di quei beni, il cui valore è frazionabile perché riguarda determinati servizi (ad esempio: bolli per cause civili e amministrative, occupazione di spazio pubblico, raccolta dei rifiuti, ecc) e, convenzionalmente, si dice che siano beni collegati a prestazioni specifiche da parte dell’ente. Insomma: con le tasse, il contribuente ottiene un servizio determinato.

Infine, ci sarebbe da chiarire il terzo elemento del concetto di tributo: il contributo. Ma penso di aver scritto già troppo e puoi cercarlo sul web.

Quanti sono i ricchi che dichiarano?

Come puoi ben immaginare, i ricchi che dichiarano i propri redditi sono pochi. Un’affermazione che ha una duplice lettura: da un lato, può significare che i ricchi sono pochi perché c’è una scarsa redistribuzione del reddito; dall’altro, può significare che i ricchi che evadono sono tanti. Non so tu, ma io propendo più per il primo punto di vista, per due motivi: uno, perché sono convinto che la ricchezza sia innanzitutto una questione di redistribuzione del reddito; due, perché i ricchi sono pochi e non lo affermo io, ma i dati. Prendendo ad esempio i dati3 delle dichiarazioni IRPEF in Italia, per l’anno d’imposta 2018, la situazione era la seguente:

  • 32.056.526, le persone che dichiaravano tra 0 e 29mila €/anno,
  • 8.122.208, le persone che dichiaravano tra 29 e 100mila €/anno,
  • 461.830, le persone che dichiaravano tra 100 e 300mila €/anno,
  • 40.949, le persone che dichiaravano oltre 300mila €/anno.

Se vuoi, al link indicato nella nota 3 trovi gli scaglioni di reddito spiegati ancora più nel dettaglio. Ciò che ci interessa qui è che, per l’anno 2018:

  • il totale dei contribuenti (cioè chi ha dichiarato) era attorno ai 41 milioni di persone,
  • la popolazione adulta era attorno ai 50 milioni di persone, perché la popolazione totale era attorno ai 60 milioni mentre i minorenni si aggiravano attorno ai 10 milioni.

Pertanto, considerando come ricchə chi dichiara sopra i 100k, capisci bene che ricchi sono oggettivamente pochi, anche se andassimo a pescare tra quei 9 milioni di persone che mancano all’appello (5 milioni circa erano solo di italiani all’estero) per due motivi: uno, perché non possiamo assumere che siano tutte ricche; due, perché anche per l’economia sommersa sappiamo che i ricchi sono pochi. Ma il punto è un altro: anche se pochi, non è poca la quantità di denaro che muovono. Un dettaglio all’apparenza piccolo, ma che ribalta completamente la situazione.

Le tasse colpiscono solo chi dichiara

E la situazione è la seguente: il denaro, in questo caso e a differenza del numero dei ricchi, diventa maggioranza. Una maggioranza, però, molto organizzata perché viene gestita da pochi e che, soprattutto, fa ciò che vuole e si sposta dove più le conviene. È lei la vera cosmopolita! E, in quanto tale, non c’è tassa o imposta che possa prenderla: così, come per magia, indovina chi viene colpito dal regime fiscale? Sì, esatto: solo quei pochi4 che dichiarano.

Una timida proposta

What is the most important for democracy is not that great fortunes should not exist, but that great fortunes should not remain in the same hands.

Alexis de Tocqueville

Per capire dove voglio andare a parare, tocca introdurre un concetto5 importante: la Curva di Laffer. Semplificando, questa teoria ci dice che oltre un certo livello di tassazione, i contribuenti tendono ad evadere… ma pensa te! Quindi, alla luce di questa ovvietà, la mia proposta per creare una redistribuzione più efficace dei tributi è:

  • far pagare alle fasce più ricche solo le tasse sui patrimoni, mentre quelle sui redditi farle decrescere in proporzione agli stipendi erogati, impostando una percentuale di redistribuzione6 degli utili aziendali. In parole povere, più crei lavoro e meno tasse sui redditi paghi;
  • far pagare alle fasce più povere solo le tasse sui redditi, mentre quelle sui patrimoni no.

Il tutto con un sistema di incentivi e disincentivi: mai costrizioni. Che tu sia d’accordo, o no, poco importa: l’importante è che studi i link utili!


Link utili

  1. https://www.marianobelmonte.it/2017/12/stato-feat-mercato/
  2. https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-tasse-e-le-imposte/
  3. https://www.truenumbers.it/reddito-medio-italia/
  4. https://valori.it/patrimoniale-ai-paperoni-giusta-ma-in-italia-frutterebbe-non-piu-di-6-miliardi/
  5. https://it.wikipedia.org/wiki/Curva_di_Laffer
  6. https://www.marianobelmonte.it/2015/06/olacrazia-le-aziende-senza-capi-ne-cariche/
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