Raccolta di dieci poesie – n.5

Per la rassegna #Cantami_o_Diva, dieci poesie che penso valga la pena leggere:

Jacopo Ramonda – #80

Mi chiamo Andrea N., e su Facebook ho più di settanta omonimi. Alcuni di essi abitano in altre nazioni, in paesi lontani, ma mi hanno inviato una richiesta d’amicizia per questa unica caratteristica che sappiamo di avere in comune. Il mio nome mi pare sempre più un dettaglio insignificante della mia persona; un elemento che, invece di identificarmi, contribuendo a distinguermi dagli altri, amplifica il senso di omologazione che provo.

Omonimia (Interlinea, 2018)

Rocco Scotellaro – Senza titolo

Io e gli altri:
questo è l’amore e l’odio
aspettare la condanna di vivere insieme
eternamente con chi dà fastidio
o volere la condanna con chi dà pace.
Ma quando nessuno può salvarti
è venuta l’ora dell’amore e della morte.

Tutte le opere (Mondadori, 2019)

Edoardo Sanguinetti – Radiosonetto

il mio libro sei tu, mio vecchio amore:
ti ho letto le tue vertebre, la pelle
dei tuoi polsi: ho tradotto anche il fragore
dei tuoi sbadigli: dentro le tue ascelle
ho inciso il mio minidiario: il calore
del tuo ombelico è un tuo glossario: nelle
xilografie delle tue rughe è il cuore
dei tuoi troppi alfabeti: alle mammelle
dei tuoi brevi capitoli ho affidato,
mia bibbia, le mie dediche patetiche:
questo solo sonetto, io l’ho copiato
dalla tua gola, adesso: e ho decifrato
la tua vagina, le tue arterie ermetiche,
gli indici tuoi, e il tuo fiele, e il tuo fiato:
 
Mikrokosmos. Poesie 1951-2004 (Feltrinelli, 2004)

Margherita Guidacci – Senza titolo

Davanti a te la mia anima è aperta
come un atlante: puoi seguire con un dito
dal monte al mare azzurre vene di fiumi,
numerare città,
traversare deserti.
Ma dai miei fiumi nessuna piena ti minaccia,
le mie città non ti assordano con il loro clamore,
il mio deserto non è la tua solitudine.
E dunque cosa conosci?
Se prendi la penna, puoi chiudere in un cerchio esattissimo
un piccolo luogo montano, dire: «Qui fu la battaglia,
queste sono le sue silenziose Termopili.»
Ma tu non sentisti la morte distruggere la mia parte regale,
né salisti furtivo
col mio intimo Efialte per un tortuoso sentiero.
E dunque cosa conosci?
 
Neurosuite (Neri Pozza, 1970)

Valerio Magrelli – Senza titolo

Tu dormi accanto a me così io mi inchino
e accostato al tuo viso prendo sonno
come fa lo stoppino
da uno stoppino che gli passa il fuoco.
E i due lumini stanno
mentre la fiamma passa e il sonno fila.
Ma mentre fila vibra
la caldaia nelle cantine.
Laggiù si brucia una natura fossile,
là in fondo arde la Preistoria, morte
torbe sommerse, fermentate,
avvampano nel mio termosifone.
In una buia aureola di petrolio
la cameretta è un nido riscaldato
da depositi organici, da roghi, da liquami.
E noi, stoppini, siamo le due lingue
di quell’unica torcia paleozoica.
 
Esercizi di tiptologia (Mondadori, 1992)

Corrado Govoni – Le cose che fanno la domenica

L’odore caldo del pane che si cuoce dentro il forno.
Il canto del gallo nel pollaio.
Il gorgheggio dei canarini alle finestre.
L’urto dei secchi contro il pozzo e il cigolìo della puleggia.
La biancheria distesa nel prato.
Il sole sulle soglie.
La tovaglia nuova nella tavola.
Gli specchi nelle camere.
I fiori nei bicchieri.
Il girovago che fa piangere la sua armonica.
Il grido dello spazzacamino.
L’elemosina.
La neve.
Il canale gelato.
Il suono delle campane.
Le donne vestite di nero.
Le comunicanti.
Il suono bianco e nero del pianoforte.
Le suore bianche bendate come ferite.
I preti neri.
I ricoverati grigi.
L’azzurro del cielo sereno.
Le passeggiate degli amanti.
Le passeggiate dei malati.
Lo stormire degli alberi.
I gatti bianchi contro i vetri.
Il prillare delle rosse ventarole.
Lo sbattere delle finestre e delle porte.
Le bucce d’oro degli aranci sul selciato.
I bambini che giuocano nei viali al cerchio.
Le fontane aperte nei giardini.
Gli aquiloni librati sulle case.
I soldati che fanno la manovra azzurra.
I cavalli che scalpitano sulle pietre.
Le fanciulle che vendono le viole.
Il pavone che apre la ruota sopra la scalèa rossa.
Le colombe che tubano sul tetto.
I mandorli fioriti nel convento.
Gli oleandri rosei nei vestibuli.
Le tendine bianche che si muovono al vento.
 
Gli aborti. Le poesie d’Arlecchino. I cenci dell’anima (San Marco dei Giustiniani, 2008)

José HIerro – Otoño

Otoño de manos de oro.
Cenizas de oro tus manos dejaron caer al camino.
Ya vuelves a andar por los viejos paisajes desiertos.
Ceñido tu cuerpo por todos los vientos de todos los
siglos.
Otoño, de manos de oro:
con el canto del mar retumbando en tu pecho infinito,
sin espigas ni espinas que puedan herir la mañana,
con el alba que moja su cielo en las flores del vino,
para dar alegría al que sabe que vive
de nuevo has venido.
Con el humo y el viento y el canto y la ola temblando
en tu gran corazón encendido.

(da Alegría, 1947)

Alfonso Gatto – L’erba

L’erba, il silenzio, il muovere dell’ombra
soli, nel pianto tuo della mattina,
l’erba, il silenzio, il muovere dell’ombra
e gli steli del vento. Il tuo sollievo
è di vederti calma nell’attesa
ch’io giunga da lontano, il tuo riposo
è la speranza d’incontrarci a sera
per caso in un inverno.
Lasciarti per sparire,
per essere il tuo cielo dove guardi
senza rimorsi, avere il tuo rimpianto,
la tua memoria, le tue mani vuote…
Forse è più dolce piangermi che avermi.
 
Tutte le poesie (Mondadori, 2017)

Weldon Kees – That winter

Cold ground and colder stone
Unearthed in ruined passageways,
The parodies of buildings in the snow –
Snow tossed and raging through a world
It imitates, that drives forever north
To what is rumored to be Spring.
To see the faces you had thought were put away
Forever, swept like leaves among the crowd,
Is to be drawn like them, on winter afternoons,
To avenues you saw demolished years before.
The houses still remain like monuments,
Their windows cracked, For sale signs on the lawns.
Then grass upon those lawns again!-and dogs
In fashion twenty years ago, the streets mysterious
Through summer shade, the marvelous worlds
Within the world, each opening like a hand
And promising a constant course.-You see yourself,
A fool with smiles, one you thought dead.
And snow is raging, raging, in a darker world.

Traduzione di Danni Antonello

Gianni Ruscio – Senza titolo

I tuoi denti i tuoi denti;
il tuo dente sbarazzino, il tuo dente
memorabile…
accanto ai miei imbarazzi, accanto ai sorrisi,
a queste labbra senza sorrisi
che non siano per te.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
sorrisi infrangibili nel fiore
della fragilità.
Le tue labbra il tuo seno le tue labbra il tuo seno
il tuo seno, le mie labbra e il tuo seno. Sopra e sotto e sotto
e sopra che mi ospitano
e mi riempiono. Di vuoto di luce di vuoto di luce;
di cura di sorpresa di luce di vuoto…
Spegni tutto. Vieni a letto con me. Nella terra con me.
Nel letto di terra che ho preparato per te.
Se vuoi dormiamo. Altrimenti ci seminiamo.
Sennò è il volto stretto nella passione.
L’occhio che avevamo in comune…
 
Respira (Edizioni Ensemble, 2016)

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