Sugli Espertoni e la retorica dell’Eccellenza Competitiva

Ognuno/a di noi sa fare qualcosa e, poi, c’è chi sa fare qualcosa bene. Parto da questo dato di fatto, oggettivo, per analizzare una delle illusioni che crea più danni sia a livello personale, che sociale: la convinzione, in personalità non sufficientemente strutturate (come siamo nella stragrande maggioranza dei casi), che per il solo fatto di saper fare qualcosa, o di saper fare qualcosa bene, consegua il fatto di saper fare tutto e di saperlo fare meglio degli altri.

È grazie a questa distorsione che si crea una delle tipologie di persone più nefasta per la maturazione culturale e quindi democratica della collettività: l’espertòne, ossia la persona che “sa di sapere”. Solitamente questo tipo di persona sa poco ma crede di sapere molto e, soprattutto, tende a identificare il sapere profondo con tutto ciò che sembra complicato (mentre invece, chi è veramente acculturato/a sa che il vero sapere è tutto ciò che sembra semplice). Altra caratteristica saliente è quella, finito il quinto anno di Superiori, di iscriversi ad una facoltà scientifica perché è risaputo: la sciiienzzza è complicata e lo scienzzziiiato trova lavoro subito…

Da ciò cosa consegue? Che l’espertone si impegna ad imparare le “cose complicate” e così comincia a mettere bocca su tutto. Anche quando pone delle domande, non è per desiderio di sapere ma è per mostrare agli altri di sapere. Il problema delle discussioni con gli espertoni è che si arriva lontano, deviando completamente dal senso ultimo della questione che si sta affrontando perché, dovendo dimostrare di sapere più di te, l’espertone non sviluppa le argomentazioni ma le distrugge. Così facendo, le discussioni si complicano inutilmente e soprattutto dannosamente, perché le opinioni diventano fatti e i fatti si perdono per sempre. E occhio che sto ipotizzando il migliore dei casi, cioè quello dell’espertone che almeno si è impegnato a saper fare qualcosa bene: perché poi c’è anche il caso dell’espertone che semplicemente sa fare qualcosa… e su questo stendo un velo pietoso (tralascio completamente, invece, la tipologia di espertone che si sente ‘sto c***o per il solo fatto di respirare). Insomma, l’espertone è la maggiore causa dell’annoso problema del fascismo dell’opinione.

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In questo calderone, c’è una variabile che fa precipitare la situazione rovinosamente: la visione che l’espertone ha dell’eccellenza che, anche in questo caso, lo porta a identificarla con tutto ciò che è complicato. Per lui/lei, chi eccelle è perché sa le “cose complicate”. Questa variabile miete numerose vittime sia a livello intimo-personale, perché crea un profondo senso di inadeguatezza (da non confondere con la vergogna, che invece può essere di aiuto nella vita); sia a livello sociale-collettivo, perché crea un modello di darwinismo sociale per cui è giusto che vadano avanti solo gli eccellenti e tutto il resto si perda per sempre. Diretta conseguenza di questa visione è il ragionamento per cui il progresso è dato solo dai settori ad alta tecnologia… e, da qui in avanti, prendo a prestito uno spezzone di un post del prof. Bagnai, fonte di ispirazione per questa mia riflessione, che spiega tutto limpidamente:

… nella vostra vita di tutti i giorni, avete bisogno più spesso di una saponetta o di uno spettrometro di massa? Per raggiungere la vostra abitazione al quinto piano vi giovate di un ascensore o di un razzo vettore per satelliti geostazionari?

Sono due domande paradossali, ma non tanto quanto la retorica dell’eccellenza.

Supponiamo di diventare tutti “eccellenti”: tutti laureati (altrimenti l’OCSE ci rampogna), tutti impiegati in grandi aziende (altrimenti il Fmi ci rimbrotta), e tutti in settori ad elevata tecnologia (altrimenti la Banca Mondiale chi la sente?), e supponiamo anche di essere tutti molto produttivi (altrimenti la Commissione inarca il sopracciglio), e di aver purgato, in senso staliniano, l’Italia da tutti gli individui “sotto la media” che magari vendono frutta al mercato o costruiscono armadi o posano piastrelle, in modo tale da produrre al minor prezzo possibile i beni ipertecnologici che il resto del mondo tanto appetisce, riportando così in equilibrio la nostra bilancia dei pagamenti e “competendo in eccellenza come la Germania”. Questa Italia di superuomini, che a me sembra un sinistro incubo distopico, ma che i nostri illuminati governanti del “cosa fatta capo ha” e i loro intellettuali ci additano come luminoso traguardo, avrebbe risolto tutti i problemi… tranne uno: quello di importare dal resto del mondo tutti i prodotti a basso valore aggiunto, come pane, patate, salame, saponette, acqua minerale, mutande, scarpe, mobili, verdura, ecc.

E l’espertone (ndr) dirà: “Poco male! Tanto esportando un ciclosincrotrone a Vanuatu possiamo comprarci tutta la produzione di patate della Germania…”.

Ecco, ma appunto forse sfugge un dettaglio, anzi due: il primo è che il ciclosincrotrone non si mangia (anche se fritto viene buono tutto…), la patata sì; il secondo, incidentalmente, è che la Germania, e in generale i paesi core dell’Europa, chissà perché, la loro agricoltura e i loro settori “maturi” (banche territoriali incluse) li difendono, anziché denigrarli e accusarli di essere la palla al piede del paese.

Sarà perché preferiscono mantenere dei minimi margini di autosufficienza (anche alimentare)?

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Chiariamoci: l’Eccellenza è un valore giusto e va coltivato. Ma, nella sua accezione “competitiva”, diventa un’arma di distruzione perché porta tutti/e ad omologarsi verso un unico modello di emancipazione sociale: ci si sente soddisfatti nella vita, solo se si è riusciti a realizzare sé stessi in uno di questi settori, o ad avere successo e chi non ce la fa (che poi sarebbe la maggioranza) si sente un fallito. Non può funzionare così: ognuno/a di noi ha una sua predisposizione unica e misteriosa e ci si può sentire realizzati nella vita, anche con i mestieri più semplici. Un discorso a parte, poi, meriterebbe come tutto questo immaginario mieta migliaia di vittime a scuola (e rovini la sua funzione maieutica) ma, ripeto, merita una trattazione a parte… a proposito di scuola e spiegazioni: caro il mio espertone, come spiegarti che l’Eccellenza si trova anche in una semplice “padata-caroda”?

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Aggiornamento del 18/11/2017

Soltanto una piccola precisazione: l’espertone, se lasciato maturare ben bene, si trasforma in Mr. Livore

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Aggiornamento del 01/03/2018

Un video che racconta da dove nasce l’immaginario collettivo che sta dietro il mito degli “eccellenti”.

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Aggiornamento del 13/06/2018

Un articolo che fa scopa con il video sopra: L’Evoluzione non è darwiniana

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Aggiornamento del 26/10/2018

Un video che chiude il cerchio (anche se i Ted-talks non mi fanno impazzire):

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Aggiornamento del 06/04/2019

Avevo colpevolmente dimenticato di inserire un collegamento ad un mio precedente post, che pone questa riflessione nella giusta cornice “sociale”: la cornice della meritocrazia, l’esca con cui si fanno abboccare interi popoli.

E infine una riflessione che affronta la meritocrazia sotto il profilo emotivo.


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4 risposte a “Sugli Espertoni e la retorica dell’Eccellenza Competitiva”

  1. Avatar Il lupo
    Il lupo

    Devono essere macigni, altro che sassolini… 😉

    1. Avatar Ξ8Δɱ

      Diciamo che sto cercando di alleggerire il peso in piccole dosi… grazie per il commento 😉

      1. Avatar Il lupo
        Il lupo

        Beh conoscendoti, peró, tu non è che ne hai mai avuto bisogno o ne hai bisogno… così facendo sembri quasi rispecchiarti in mr.livore che dici di tenere a bada… i sassolini son meglio buttarli in mezzo al lago fin da subito, come quando fai del bene senza aspettarti niente in cambio, sennò se li lasci dentro poi è chiaro che diventano pesanti anche da digerire… respect..

        1. Avatar Ξ8Δɱ

          Caro “Il lupo”, può darsi che mi conosci (a proposito: chi sei?) ma non fino al punto da sapere che non nutro troppa simpatia per chi si nasconde dietro un nickname nelle conversazioni online. Forse per questo mi sopravvaluti… anyway, il paragone che tu proponi mi sembra un po’ “come se fosse Antani” per un motivo semplice: il bene, ammesso che una persona sappia cosa sia, lo fai tu e il tuo prossimo lo subisce; i sassolini entrano nelle scarpe mentre cammini e li subisci. Punto. In alternativa si può comodamente rimanere in casa, senza scendere per strada… forse tu rientri in questa tipologia?

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